L’orto botanico di Padova tra storia e tecnologia – L’architettura a “servizio” della natura

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Finalmente, dopo aver visto per lungo tempo solo in foto il pregevole progetto architettonico delle nuove serre dell’ Orto Botanico di Padova, sabato scorso ho avuto la possibilità di ammirarle dal vivo, accompagnata insieme ad un gruppo di colleghi dell’Ordine, da uno dei progettisti l’architetto Giorgio Strapazzon.

Si tratta di una realizzazione di grande valore dal punto di vista tecnologico e scientifico frutto di un concorso internazionale. Singolare intervento soprattutto perché mette al centro del progetto dell’edificio la necessità di costruire “per la natura”, per garantirle condizioni di vita ideali, ma pensando soprattutto alla sua conservazione; non a caso il progetto dell’ampliamento del più antico orto botanico universitario del mondo, è stato definito Il Giardino della Biodiversità.

Sarà che l’ architettura di  serre e giardini d’inverno ha sempre esercitato su di me un grande fascino, sarà per il fatto che non sono mai riuscita a concepire un architettura che non si confronti costantemente con tutto ciò che le sta attorno, ma senza dubbio questo progetto mi affascina! Forse proprio perché “la serra” rappresenta un caso emblematico di “simbiosi” fra costruito e natura; apparentemente una forzatura, sia per l’architettura, che si piega alle necessità della vegetazione che deve ospitare, ma anche per la “natura” stessa che, non più nel suo habitat, è costretta a vivere in un luogo in cui le sono garantite solo artificialmente le condizioni di vita e sopravvivenza che, ormai molto frequentemente, in natura non si trovano più. In questi termini, questo recentissimo progetto può considerarsi una sfida, realizzata e ottimamente riuscita fra tecnologia e natura, fra un arte molto antica (quella di catalogare, coltivare e preservare a scopi terapeutici la vegetazione) e la necessità tutta contemporanea di preservare la biodiversità: un tempo l’uomo necessitava di erbe per curarsi, lo fa tutt’ora perché la gran parte dei principi attivi dei nostri farmaci, anche quelli di ultima generazione, spesso sono di derivazione vegetale, ma la sfida odierna è ben più importante: consiste nel conservare la natura, per garantire a tutti non solo la salute, ma la stessa sopravvivenza.

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